Ci sono eventi in cui si presenta un progetto.
E poi ci sono occasioni in cui si prova a portare fuori, anche solo per due giorni, un intero modo di lavorare.
Per noi, la Maker Faire sarà soprattutto questo.
Il 9 e 10 maggio saremo in Piazza Unità d’Italia con una selezione di progetti nati dentro Asperastra, insieme ad altri sviluppati dai nostri soci e ai primi esperimenti del team di robotica Nexus. Non ci interessa esserci per costruire una vetrina uniforme o dare un’immagine troppo levigata di quello che facciamo. Ci interessa molto di più mostrare una costellazione di oggetti, tentativi, prototipi e percorsi che raccontano bene cosa succede quando uno spazio come il nostro viene abitato davvero.
Dentro Asperastra convivono da sempre linguaggi diversi.
Robotica, stampa 3D, modellazione, elettronica, progettazione, materiali, cultura pop, oggetti utili, oggetti meno utili ma più immaginifici, prototipi che funzionano già bene e altri che sono ancora nel mezzo del loro sviluppo. È una varietà che non abbiamo mai cercato di comprimere troppo, perché è proprio lì che spesso si vede la parte più interessante del lavoro: nel modo in cui mondi apparentemente lontani iniziano a toccarsi.
La Maker Faire ci sembra il contesto giusto per portare questa pluralità fuori dal Lab.
Molti dei progetti che porteremo arrivano dai soci, e non è un dettaglio secondario. Anzi, è uno degli aspetti più importanti di quello che facciamo: costruire un contesto in cui idee, competenze e sperimentazioni personali possano trovare strumenti, tempo e spazio per prendere forma e diventare qualcosa di concreto.
La Maker Faire, allora, non è solo l’occasione per mostrare alcuni oggetti, ma anche per rendere visibile una parte del lavoro che attraversa il Lab ogni giorno. Non solo attività organizzate da Asperastra, ma anche percorsi che si sviluppano al suo interno grazie alle persone che lo abitano e lo fanno vivere.
Quello che porteremo in piazza, quindi, non sarà solo un insieme di oggetti da guardare.
Sarà anche una piccola traccia visibile di processi più lunghi: modellazione, stampa, assemblaggio, test, errori, revisioni, studio, riscrittura, adattamenti. Alcuni progetti parleranno più di robotica, altri di fabbricazione digitale, altri ancora di design, materiali o immaginario. Ma tutti, in modi diversi, hanno a che fare con la stessa domanda: che cosa succede quando un’idea smette di restare astratta e inizia a diventare costruzione?
È una domanda che ci interessa perché non riguarda solo gli oggetti finali.
Riguarda anche i tempi, le competenze, le relazioni e i contesti che rendono possibile arrivarci. Per questo siamo contenti di portare in piazza progetti anche molto diversi tra loro, senza forzarli dentro un’unica estetica o un unico racconto. Preferiamo che resti visibile una certa eterogeneità. Ci sembra più onesta, e anche più vicina a quello che significa davvero cultura maker.
Non un mondo perfettamente allineato.
Piuttosto, uno spazio in cui si prova, si costruisce, si modifica, si impara e si espone anche ciò che è ancora in trasformazione.
Nei prossimi giorni racconteremo più da vicino alcuni dei progetti che porteremo con noi.
Intanto, se il 9 o 10 maggio passi per la Maker Faire Trieste, vieni a trovarci.