Chroma Garden è stata la prima residenza d’artista ospitata da Asperastra Innovation Lab a Trieste. È nata per portare dentro il Lab pratiche artistiche che lavorano con strumenti che qui fanno già parte della quotidianità, dalla stampa 3D all’AI generativa, fino al suono, e osservarle in un contesto diverso da quello del corso o del workshop: dentro il tempo di ricerca di un artista e dentro la costruzione di un progetto espositivo.
Il titolo parlava di un giardino, ma non in senso decorativo o rassicurante. La frase che accompagnava il concept, “Non sentiamo. Non scegliamo. Ci adattiamo”, indicava subito la direzione del lavoro. Quello immaginato da Luca Mingolla non era un paesaggio armonico, ma uno spazio in cui cura e decadimento convivevano, dove le forme sembravano crescere, modificarsi, resistere. È attorno a questa tensione che si è costruito Chroma Garden.
Luca Mingolla, classe 1988, è scultore e visual artist. La sua formazione attraversa architettura, illustrazione e graphic design, e negli ultimi anni si è concentrata sempre di più sulla scultura e sui processi ibridi. Nel progetto presentato in residenza, le figure avevano una presenza ambigua: corpi, o quasi corpi, trattati come forme fragili e precise allo stesso tempo. La stampa 3D entrava nel lavoro come tecnica costruttiva, ma anche come linguaggio. Le sculture dialogavano con immagini digitali sviluppate attraverso AI generativa, mantenendo sempre una forte attenzione alla materia, alla superficie, alla postura dell’oggetto nello spazio.
Questa è stata una delle cose più interessanti della residenza: la tecnologia non veniva esibita come effetto, ma assorbita dentro una pratica artistica che la usava per costruire forma, atmosfera e tensione visiva. È anche il motivo per cui Chroma Garden stava bene dentro Asperastra. Non perché il Lab diventasse galleria in senso tradizionale, ma perché apriva uno spazio in cui strumenti e processi che di solito vengono osservati dal lato tecnico potevano essere messi al lavoro in un altro modo, dentro una ricerca visiva coerente.
La serata di apertura del 3 luglio ha aggiunto un secondo livello al progetto. Dopo la presentazione di Mingolla, lo spazio si è spostato sul suono con il dj set di Gianluca “Jazza” Guerra, dj e music consultant attivo da anni nella scena elettronica triestina. La sua presenza non ha funzionato come semplice accompagnamento, ma come estensione temporanea della residenza: un intervento costruito per dialogare con il lavoro visivo e con l’atmosfera dell’allestimento.
Per l’opening, Jazza ha lavorato su un set che intrecciava sample personali e materiale generato con Suno, un software di AI utilizzato solo per quella serata. Anche qui il punto non era mostrare uno strumento, ma vedere che cosa succede quando un materiale generativo entra in una pratica già definita e viene piegato a un’intenzione precisa. Accanto alle sculture di Mingolla, ferme e fisiche, il suono introduceva un’altra modalità di presenza: più mobile, più instabile, più legata alla durata dell’ascolto. Nello stesso spazio, la stessa sera, due usi diversi di una tecnologia simile diventavano leggibili con più chiarezza.
La mostra si è conclusa il 10 luglio, dopo una settimana di apertura negli spazi del Lab. A distanza di pochi giorni, resta soprattutto l’impressione di un progetto che ha messo bene a fuoco una possibilità concreta: usare il laboratorio non solo come luogo di produzione o apprendimento tecnico, ma anche come spazio in cui una ricerca artistica può prendere forma e trovare un contesto adatto per essere vista.
Per Asperastra, Chroma Garden non è un episodio isolato. È un inizio.
Altre mostre e altre residenze seguiranno, dentro una programmazione che farà sempre più spazio alla dimensione artistica del Lab e al suo dialogo con strumenti, linguaggi e processi tecnologici. Se questa prima residenza ha aperto un terreno, i prossimi passi serviranno a capire fin dove può portare.